Museo Buco del Piombo

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CIVICO MUSEO ARCHEOLOGICO
“P.GIOVIO” DI COMO

Sondaggi archeologici presso la grotta
Buco del Piombo Erba (Co)


Novembre 1999

Relazione preliminare dei lavori


Tra la fine del mese di novembre ed i primi giorni di dicembre 1999 si è effettuato uno scavo archeologico presso la grotta del Buco del Piombo, in comune di Erba (CO).Le operazioni di scavo, durate nove giorni, hanno interessato una limitata superficie collegabile con quella già oggetto di indagini nella campagna di scavi del 1998.Il fine delle ricerche è quello di dare un’interpretazione ed una collocazione cronologica alle murature esistenti (e ancora ben conservate), nonché di valutare la “potenza stratigrafica” del sito. È infatti innegabile che la forte antropizzazione della grotta non sia da riferire solo al periodo di uso delle murature bensì ad un più vasto arco temporale.

La grotta si trova a 659 m s.l.m., la vallecola che da essa si diparte sfocia nella più ampia Valle Bova. La larghezza dell’ingresso è di circa 40 m, la lunghezza dell’atrio è di circa 50 m, l’altezza della volta è di circa 42 m. L’accesso a questo tratto iniziale è piuttosto agevole grazie ad una ripida scala scavata nella roccia nei primi anni del secolo; la grotta poi si restringe per divenire esclusiva meta di abili speleologi. L’antro ha un andamento E-W, con l’imboccatura rivolta verso Est. L’area dello scavo 98/99 è localizzata all’imboccatura della cavità della grotta, sulla destra di chi vi accede, sull’ampio terrazzo dove adesso è collocata la stazione di arrivo della teleferica. L’interesse archeologico e naturalistico che il Buco del Piombo suscita negli studiosi è dimostrato dalle ricerche che nel corso degli anni (particolarmente dalla fine del secolo XIX) si sono susseguite e con queste i ritrovamenti di reperti di varie epoche. Nell’area dell’ingresso diverse sono le scoperte di reperti archeologici, da manufatti in selce a ceramica di fattura grossolana ad una moneta romana di Claudio II. All’interno della grotta scavi hanno portato alla luce resti faunistici di grande importanza (ursus spelaeus). I reperti più eclatanti e riconoscibili sono tuttavia le possenti strutture che ancora adesso caratterizzano e contraddistinguono la cavità, strutture che purtroppo hanno subito negli anni diverse fasi di demolizione come si evince da alcuni disegni ottocenteschi nei quali i muri stessi sono ancora ben conservati in alzato. Si tratta probabilmente di ciò che resta di una fortificazione costituita da un corpo di fabbrica suddiviso in ambienti e in più piani. L’edificio era costruito con murature e ardite trame lignee sfruttando anche le pareti di roccia della grotta.

La struttura, di forma rettangolare orientata con l’asse lungo N-S, occupava e contemporaneamente difendeva l’ingresso della grotta. È probabile che l’accesso come accade anche nei castelli e nelle zone fortificate fosse ulteriormente difeso da salienti o altre strutture, l’ingresso vero e proprio poteva essere in alto e servito da scale lignee retraibili.

L’accesso odierno non è quello originario in quanto la scala nella roccia come già detto è un’opera fatta fare agli inizi di questo secolo.

Altri “lacerti murari” si possono osservare nella cavità così come sulla parete Sud della stessa si notano altri fori scavati nella roccia. Tali resti sono pertinenti ad edifici che potrebbero essere oggetto di successivi interventi di scavo archeologico e di documentazione.

Esempi di grotte fortificate (magari semplicemente chiuse da un muro) si osservano un po’ ovunque; la comodità di un luogo sicuro e riparato non lascia indifferenti gli abitanti di aree “a rischio” di invasioni. La grotta del Buco del Piombo poteva essere usata come ricetto nei momenti di maggior necessità[4].

La campagna di scavi 1999 ha interessato una limitata superficie e pertanto i dati raccolti non sono certamente esaustivi e finali per l’attribuzione cronologica dei singoli strati che in fase di scavo si sono riconosciuti. È infatti auspicabile un allargamento dell’area oggetto di indagine, area che potrebbe interessare tutto il terrazzo ora solo parzialmente scavato e anche le altre murature che come detto si possono osservare (ora coperte da detriti e vegetazione) un po’ ovunque nell’area della grotta.

Interessante sarebbe anche, con una mirata ricerca di superficie, ispezionare il territorio circostante la grotta, le vie di accesso, al fine di individuare altre opere fortilizie.

Possiamo suddividere la sequenza stratigrafica in almeno cinque fasi. Le presentiamo partendo dalla più recente in quanto lo scavo non può considerarsi concluso.

a) Abbandono e rinterro

b) Attività al di sopra del piano in malta

c) Pavimentazione e murature (e relative fasi costruttive)

d) piani di occupazione caratterizzati da terreno organico con carboni e resti ceramica

e) deposito naturale della grotta

a) nel corso degli ultimi anni l’area del terrazzo è stata utilizzata come deposito di rifiuti e scarico di terreno proveniente da altre aree della grotta. Una grande buca è stata scavata nell’angolo NE del vano proprio per lo scarico di rifiuti solidi. Era tra l’altro iniziato un processo di interramento all’interno dei muri e sopra i piani pavimentali. Con l’intervento 1999 si è provveduto a liberare la zona dalla terra di scarico e dai rifiuti accumulatisi ed a svuotare la buca. Resta ancora terra proveniente dallo scavo 1999 a fianco dello stesso; terreno che verrà al più presto sistemato.

b) sul piano pavimentale in malta nel corso degli anni vi sono state attività che hanno prodotto resti tangibili. Un’area di lavorazione della calce (angolo NW) e l’accensione di fuochi sporadici e senza struttura che hanno lasciato tracce di scottatura e lenti carboniose sul pavimento.  

c) la costruzione delle possenti murature che caratterizzano l’ingresso del Buco del Piombo è avvenuta a mio giudizio pressoché simultaneamente ed in concomitanza con la stesura del pavimento in malta. Il materiale impiegato, calcare locale e malta di calce quasi certamente prodotta sul posto è, apparentemente, lo stesso per tutti i muri (in alcuni casi la malta può apparire di colore diverso soprattutto ai piedi delle strutture ma credo che questo sia da imputare all’accensione di fuochi in prossimità della base dei muri stessi).



Vista generale dell’area di scavo


La tecnica lavorativa del materiale utilizzato indica una scarsa maestria degli scalpellini, forse improvvisatisi tali proprio nell’occasione dell’erezione delle murature. La mano d’opera scadente e di conseguenza la pessima fattura del materiale impiegato fa sì che si debba ricorrere ad abbondante malta per coprire e “raddrizzare” le frequenti incongruenze tra le pietre. La malta utilizzata, proveniente probabilmente dalla cottura dello stesso materiale recuperato in sito è assai tenace e con inclusi piuttosto grossolani. Non so se la mancanza di accuratezza nella lavorazione delle pietre sia da imputare a scarsa reperibilità di manovalanza valida o semplicemente alla fretta di erigere un riparo sicuro. Nell’articolo del Magni si dice “le muraglie vennero elevate senza che fosse prima rimosso l’alto strato di sassi, ghiaia e sabbia alla ricerca della solida roccia su cui fondare (...). Forse l’urgenza del pericolo avrà consigliato coloro che erigevano l’opera in loro difesa a non perdere tempo (...)”.

Anche nello scavo in questione si è osservato come solo in un caso (dove era assai facile raggiungere la roccia) le murature siano andate ad appoggiarsi alla roccia viva. Negli altri casi le fondazioni delle murature poggiano su detriti della volta.

Addirittura il perimetrale Ovest del grande vano nella sua estremità Nord non va ad immorsarsi con la roccia solo per pochi centimetri. Il motivo è al momento ignoto.

Un problema spinoso e tuttora aperto è quello della contemporaneità o meno dei fori per palo scavati nella roccia con le murature sopracitate

A mio giudizio i fori allineati sulla parete Nord non sono come si pensava in un primo tempo di epoca precedente alle murature (sebbene un tratto di muro copra chiaramente uno di questi buchi) ma coevi ad essi.

Infatti in prossimità dell’ultimo foro verso Est, quello di maggiori dimensioni, è stato eseguito    un   sondaggio   nel quale è stato individuato un tratto di muratura che è situato esattamente perpendicolare ad esso. Questo potrebbe significare la stretta attinenza tra le due unità.

La quota dei buchi pontai nella murature è pressoché la medesima di quelli scavati nella roccia e infine la copertura di un foro da parte della muratura potrebbe solo indicare un errore in fase di costruzione.



Muro N-S US 203 alzato


Per questi buchi nella roccia non è stato purtroppo trovato al momento un corrispettivo in muratura (verso Sud) che possa dimostrare la loro congruenza con le murature stesse e che possa altresì indicare la loro funzione di alloggio per pali utilizzati come solaio e base per pavimentazioni aeree. Si spera nel prosieguo degli scavi anche per dirimere questa questione.
d) vi sono alcuni strati (indagati per cm 2) interrotti e tagliati dalla trincea di fondazione del muro. Si attende lo studio dei reperti ceramici recuperati per avere una datazione di tali strati, tuttavia alcuni dati si possono evincere ex silentio. È totalmente assente la malta e anche qualunque tipo di laterizio, non si sono individuate tracce di strutture né in muratura né in legno, precedenti a quella sopra descritta.
E probabile che i livelli osservati siano pertinenti ad una fase di occupazione del sito più antica delle murature stesse.
e) il deposito di grotta è caratterizzato da uno spesso strato di frammenti lapidei dagli spigoli vivi (dimensioni centimetriche) . Lo strato ha subito un notevole dilavamento prima della copertura da parte dei pavimenti in malta. È infatti praticamente assente tra le pietre la matrice terrosa.



Sezione del deposito di grotta US 202

 
 
Elenco delle UNITÀ STRATIGRAFICHE



Fase di epoca contemporanea

US 200 - strato eterogeneo costituito da una matrice di limo debolmente argilloso con abbondanti scaglie di calcare di dimensioni centimetriche. Lo strato contiene materiale di epoca contemporanea e moderna. Si tratta di un riporto steso dopo la rasatura delle murature, riporto presente solo in prossimità dello strapiombo, forse proprio per aumentare la superficie del terrazzo stesso.
US 207 - taglio di epoca recente situato nell’angolo NE dello scavo (tra US 203 e la parete rocciosa). Il riempimento era costituito da rifiuti di epoca contemporanea.

Attività sopra il pavimento in malta

US 204 - lente carboniosa (spessore 2 cm circa dim. 120 x 90 cm) al di sopra del pavimento in malta. Non è chiaro se si tratti di un focolare acceso e poco usato o se si tratti di materiale non in giacitura primaria; apparentemente si tratta di uno strato di epoca recente.
US 205 - strato di carboni colcentrati in alcune lenti sparse sul pavimento US 201. Soprattutto presenti nel settore NW del piano a ridosso della parete rocciosa. Dubbia interpretazione.
US 206 - resto di calce dopo probabile lavorazione della stessa. Situata nell’angolo NW del grande vano, tra US 106 e la parete rocciosa.

Fase delle strutture

US 106 - struttura muraria N-S (lungh. 13,90 m, largh. 1,20 m, h 4,90 m verso Nord e 1,30 m verso Sud) costituita da pietre malamente sbozzate non selezionate, legate da malta tenace di colore giallastro. A Nord, a 1,60 m di altezza dal piano di calpestio, si osservano tre buche pontaie.
Perimetrale Ovest e contemporaneamente muro di sostegno del terrazzo soprastante.
US 107 - struttura muraria E-W (lungh. 5,70 m, largh. 1,30 m, h max osservata 0,40 m) costituita da pietre malamente sbozzate legate da malta biancastra tenace. La tecnica costruttiva è quella definita “a sacco”, con filari esterni più regolari e scaglie lapidee eterogenee gettate al centro della struttura.
US 216/215 - trincea di fondazione per la costruzione del muro US 203. Non osservata interamente. Il taglio corre rettilineo lungo il muro ad una distanza non sempre regolare da 20 a 50 cm, la parete è leggermente inclinata il fondo a cuneo contro la muratura. Dove il muro taglia il deposito di grotta la trincea è praticamente inesistente. Si osserva solo dove il taglio intacca la stratigrafia antropizzata. Il riempimento è costituito da materiale eterogeneo in matrice di limo sabbioso di colore nerastro.
Il taglio può creare problemi di contaminazione alla stratigrafia sottostante.





US 203 - muro N-S (lungh. 7 m, largh. 80-100 cm) costruito con pietre malamente sbozzate di piccole e medie dimensioni legate da malta bianco-giallastra tenace. La tecnica costruttiva è parzialmente “a sacco” con le pietre di maggiori dimensioni disposte sui filari esterni e quelle di pezzatura inferiore gettate caoticamente all’interno.
Osservando la facciata interna del muro (prospetto Est) si può notare che esso è costruito senza alcuna cura né rifinitura. Probabilmente contro il deposito US 202 o con una limitatissima trincea di fondazione.
Tutta la porzione di muro indagata con gli scavi 99 è comunque senza dubbio in fondazione. Verso l’angolo NE del saggio la muratura poggia su grossi blocchi di calcare di probabile origine naturale.
La parte di US 203 conservata in alzato (circa 7 m di altezza) ha le stesse caratteristiche costruttive della fondazione (N.B. da questo muro il campione per il C14).



Si osserva una sorta di tamponamento a circa metà dell’elevato. Non è chiaro se si tratti di un’apertura tamponata o di una semplice ripresa dopo una rottura.
US 201 - pavimento in battuto di malta dallo spessore variabile da 0,03 m a 0,15 m, presente all’incirca in tutta l’area compresa tra i muri 106 e 203. Il pavimento è costituito da una matrice di malta di colore bianco giallastro nella quale sono immerse scaglie lapidee (calcare) di dimensioni centimetriche.
In alcuni punti il piano non è regolare ma presenta “rattoppi” con materiale appena differente dall’originario. Tali mancanze sono probabilmente dovute all’usura.
Il piano è inoltre fortemente compromesso e danneggiato laddove maggiore è lo stillicidio proveniente dalla volta della grotta. Naturalmente questo tipo di usura è da riferire solo al momento in cui non viene più ad esserci una copertura.
US 208 - probabile piano di cantiere per US 201 costituito da terreno limoso debolmente sabbioso di colore grigio con abbondanti scaglie di calcare di piccole dimensioni. Spessore 3 cm circa.
US 211 - strato di riporto costituito da pietre calcaree di piccole dimensioni (provenienti dal detrito di grotta). Lo strato è stato steso per livellare prima del getto di US 201.
Il materiale recuperato in questo strato potrebbe essere contaminato in quanto 211 ha subito rimaneggiamenti successivi.

Fase precedente alla costruzione del muro US 203

US 210 taglio non visibile in tutta la sua interezza. Contiene una sequenza stratigrafica documentata senza giungere allo sterile. Il taglio intacca un deposito naturale di conglomerato.
US 214 - strato di limo debolmente argilloso di colore nerastro. Sono presenti piccole pietre e rari frustoli di carbone. Spessore 7 cm circa.
Funzione ed interpretazione dubbia, forse un livello di occupazione.
US 212 - strato di frammenti lapidei calcarei di piccole dimensioni. Probabilmente riporto per livellamento (spessore max 18 cm circa).
US 213 - strato di limo debolmente sabbioso di colore nerastro con inclusi lapidei di piccole e medie dimensioni. Rari frustoli carboniosi di dimensioni millimetriche.
Abbondante ceramica disposta su di una superficie quasi pianeggiante. Probabile livello d’uso.
US 219 - strato di limo argilloso di colore grigio scuro (spessore 1 cm circa) distinto da 213 per la minor presenza di Materiale lapideo.
Sul fondo del sondaggio si è osservato un taglio di forma irregolare e dubbia interpretazione (US 221) che intacca parzialmente gli strati 213 e 219.


Deposito di grotta

US 202 - strato di scaglie lapidee (calcare) di dimensioni centimetriche in cui è assente la matrice terrosa (a causa dello stillicidio il limo è praticamente assente tra le pietre). Si tratta in realtà del deposito naturale della grotta, costituito da frammenti e scaglie distaccatesi dalla volta in seguito alle escursioni termiche e a fenomeni di erosione. Tale strato è stato parzialmente rimaneggiato, spianato e riutilizzato come base/vespaio per la stesura del pavimento US 201.



Sondaggio EST

Nel sondaggio aperto sul limite Est dell’imboccatura della grotta si è asportato uno strato superficiale (US 217) fortemente bioturbato che copriva roccia in posto parzialmente lavorata ed una struttura muraria (US 218) orientata N-S costruita con la stessa tecnica di US 203 e degli altri muri pertinenti a quel corpo di fabbrica.

 

Roberto Caimi

[1] Lo scavo in concessione Ministeriale al Museo Archeologico di Como è stato eseguito da R.Caimi (responsabile), le dr.sse S.Cernuschi, L.Codini e F.Pascotto, da M.Banfi e M.Nuccio. I rilievi sono di F.Pascotto e S.Cernuschi. Le fotografie di R.Caimi.
[2] Cfr. relazione scavi 1998 di A.Alberti
[3] Le notizie qui riportate provengono da A. Magni in RAC 1913 p.3 ss.
[4] Stringenti analogie con l’antro del Buco del Piombo si trovano in una grotta trentina detta Busa dei Preeri, anch’essa chiusa da una muratura difensiva al suo imbocco. Remo Carli, Annali del Museo civico di Rovereto Vol. 7 (1991) p. 37 ss.

 
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